FAUSTO ROMA ACQUATICA

        

Sulle vecchie tracce, sulle vecchie cose, acqua delle risacche che dalle stelle s'apre come una rosa immensa, acqua che va avanzando sulle spiagge come una mano ardita sotto una veste, acqua che s'inoltra in mezzo alle scogliere, acqua che s'infrange sulle rocce, e come gli assassini silenziosa, acqua implacabile come i vendicatori acqua delle notti sinistre sotto i moli come una vena spezzata, o come il cuore del mare in una irradiazione tremante e mostruosa.
P. Neruda

La Romberg Arte Contemporanea presenta un progetto espositivo studiato in esclusiva per la location di Ca’ Zenobio degli Armeni di Venezia, visitabile dall’8 giugno al 28 luglio, in contemporanea alla 58° Esposizione Internazionale d’Arte. Un’occasione per mettere in luce il ruolo centrale dell’elemento acqua in una città che con questo elemento è fortemente interconnessa.

L’artista, il pittore e scultore Fausto Roma, la mostra, una suggestiva personale dal titolo “Acquatica”, e un’accurata selezione di lavori realizzati nell’ultimo anno in un approfondimento del significato profondo di questa sostanza. Sono opere pittoriche di grande e grandissimo formato dalla forte personalità, realizzate con la tecnica dell’acrilico su tela, che si accostano a un tappeto d’artista in cui il richiamo a un’arte antica come quella tessitoria incrocia un sapore fortemente contemporaneo.

Dopo aver esplorato a fondo negli ultimi anni l’elemento terra, l’occhio dell’artista sposta il focus verso l’elemento liquido, che dal territorio nasce e scorre: acqua come fonte di vita, via di salvezza, bisogno irrinunciabile, come purezza e limpidezza di sentimenti.

Le grandi tele prodotte per la mostra sono in dialogo con l’intimo splendore barocco dello storico Palazzo veneziano, che si affaccia esso stesso su una riva d’acqua. Uno scambio di battute tra interno e esterno, e tra l’elemento stesso e la città lagunare.

Un’indagine che dalle creature marine che popolano i corsi d’acqua come il Phlyctenanthus australis, l’Holacanthus ciliaris, il Tridacna crocea e l’Octopus briareus - che danno anche il titolo alle opere - si trasla in vivide mappe concettuali che come dei percorsi segnici, trasformano la rappresentazione fisica in una sintesi d’indagine simbolica.

La ballata allegorica degli organismi acquatici permea anche il morbido tappeto realizzato a mano, posato a terra al centro della stanza, una superficie di trame intrecciate dai colori vivaci, che spinge il fruitore ad un approccio cha abbraccia più sensi - l’opera si vede, si tocca, si percorre in un rapporto mediato dalla sua natura di oggetto decorativo, di suolo sacro e di manufatto in grado di farci volare con la mente.

La mostra esplora, con il suo intreccio di trame e pennellate, il valore paradigmatico dell’elemento acquatico che dal particolare conduce a un tutto di rinnovate realtà e esperienze sensoriali attraverso il passaggio ideale di un ponte metaforico di ricordi astratti in un’atmosfera di peculiare unicità.